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La costanza.

Costanza è un nome che non mi è mai piaciuto.
Nemmeno la versione maschile mi aggrada.

Quindi, se tanto mi dà tanto, preferisco l’Incostanza.

Credo di averlo anticipato diverse volte che sono pigra. E incostante.

Insomma, non potete dirmi che non vi avevo avvertiti! Alzate le mani e ditelo “Ah, ma tu ci avevi avvisati!“. Perché altrimenti non è valido.

Insomma, l’ultimo post risale a luglio. Cos’è successo da luglio?
Mah, niente di che.

Mi sono sposata.
Ho scoperto che l’Inquilino della pancia è un maschietto.
Ho iniziato un nuovo lavoretto.

Cose da niente, succedono tutti i giorni.

Leggo qui a destra che manca un mese al giorno in cui stringerò tra le braccia la creaturina che cresce in me, l’Alieno (finalmente posso dire ALIENO senza sentirmi complice di una lingua sessista) ed è tutto molto strano. E’ strano avere il lettino con la cesta porta bimbo al suo interno ai piedi del letto, è strano vedere che in armadio ci sono due sacchi (due sacchi è volutamente esemplificatorio: ho due sacchi pieni di roba che non ho ancora lavato e piegato) pieni dei suoi vestitini.
E’ strano sentire scalciare come se non ci fosse un domani (e come se non ci fossero le mie costole) ed è strano che ora, in metro, le giàmutter mi lasciano il posto a sedere, perché il mio pancione non si può più nascondere.

E’ strano anche vedermi con una fede al dito e dire “mio marito” invece di “il mio ragazzo”, ma dopo quasi 3 mesi, diciamo che ci ho fatto l’abitudine.

Ah, l’Inquilino della pancia si chiamerà Elia.
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Le pulizie.

Non sono un’accumulatrice compulsiva.
Ma non sono neanche la persona più ordinata che io conosca.

Fondamentalmente, però, sono piuttosto pigra. 
(La parola pigra sarà ricorrente in questo diario virtuale.)

E quindi il detto “Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi”, spesso si tramuta (autonomamente eh!) in “Non fare oggi quello che puoi rimandare a domani. O alla prossima settimana”. Il problema è che poi le cose da fare, mio malgrado, si accumulano.

Il caso eclatante: i vestiti da piegare.
E non nominiamo il ferro da stiro, che ci ho provato, giuro, con tutto il mio cuore e il mio entusiasmo. Ma, come sempre, ho desistito dopo 3 giorni.

Insomma, sono lì, sulla poltrona in sala, che mi guardano. Passo poco tempo in sala ultimamente, il divano letto è ancora aperto perché ospiterà la sorella di Lui, ospite in questi giorni a Berlino. I vestiti mi guardano e mormorano tra di loro che è un oltraggio, una vergogna! li usiamo, li laviamo e poi li buttiamo così, ammucchiati, senza una dignità. e mi rendo conto che in effetti dovrei (dovremmo) essere più diligenti e piegarli. 
Me lo dico a ogni lavatrice.
Ma, puntualmente, arriva qualcosa di più urgente e impellente da fare.

Come scrivere questo post.

E siamo solo in due in casa. Non oso immaginare quando saremo in tre.

Vado a finire di pulire casa, l’ho promesso a Lui.